"LA DUCHESSA DI AMALFI"

di John Webster, per la regia di Gennaro Duccilli

Un fatto di cronaca realmente accaduto in Italia nel 1510

Il dramma di una donna perseguitata ed uccisa dai fratelli per aver rivendicato la sua libertà
Uno spettacolo che si compone di quattro Abissi, un viaggio vorticoso tra le rovine dell’anima

John Webster (1580 c.a. – 1625) è uno dei protagonisti nel teatro giacomiano e uno dei contemporanei, nonché maggiori eredi di Shakespeare. La sua opera più conosciuta La Duchessa di Amalfi è considerata uno dei capolavori del teatro inglese, un’opera di grande modernità e spettacolarità che mette in scena un crudele rapporto vittima-carnefice.

 

La vicenda di Giovanna D’Aragona, vittima della folle gelosia dei fratelli, trova nell’opera di Webster, autore misterioso e controverso, quanto mai attratto dai lati oscuri della realtà, gli accenti di una vertiginosa incursione nell’ambiguità dell’esistenza. Tutto viene circondato da una fitta oscurità di cui il densissimo e magnifico linguaggio poetico si fa portavoce propagando brividi di angoscia e disgregazione.

“… suscitare abilmente l’orrore, colpire un’anima fino al vivo, fondarsi sulla paura per quanto è possibile, alienare e spossare una vita fin quando è pronta a cadere e allora intervenire con strumenti mortali per toglierle le ultime risorse: tutto ciò solo Webster può farlo. Scrittori di minor genio possono accumulare orrore su orrore, ma non possono far questo” Charles Lamb

Presentazione de "La Duchessa di Amalfi"
Una presentazione dello spettacolo tratto dal testo di John Webster per la regia di Gennaro Duccilli
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La cronaca
Giovanna D’Aragona, sposata nel 1490 all’età di dodici anni al duca di Amalfi, rimasta vedova nel 1498 e divenuta così la nuova reggente, sposò segretamente il suo maestro di casa e amministratore Antonio Bologna. Il loro legame rimase sconosciuto ai fratelli della duchessa per alcuni anni, ma quando il matrimonio venne alla luce, iniziò un lungo inseguimento che costrinse la coppia e i loro figli a scappare in varie città italiane; i due fratelli riuscirono infine a far tornare la duchessa nella città campana dove venne uccisa insieme ai figli. Antonio fu poi assassinato a Milano.

Lo spettacolo
Nella mise en scène diretta da Gennaro Duccilli, il testo di Webster è stato integrato da un radicale lavoro di ricerca letteraria e psicologica che mira al cuore di questa vicenda svelandone l’essenza: al luogo della narrazione è affiancato un Luogo Altro, un non-luogo in cui i personaggi, svelati, mostrano il loro potenziale mitico, la loro forza evocativa. Lo spettacolo si divide in quattro Abissi temporali e spaziali che fanno da introduzione alle varie fasi della vicenda. Ma questi due aspetti della narrazione (luogo altro e luogo della vicenda) non sono totalmente estranei; c’è chi, come Bosola o Cardano, riesce a scorgere i segni di ciò che è celato. Nella dimensione senza tempo, tutto è già avvenuto ma tutto sta ancora accadendo.

La tematica: violenza sulla donna
Nel testo teatrale di Webster vi è una vivida simpatia espressa nei confronti della protagonista. La duchessa lotta per la vita, per una vita indipendente e profondamente vissuta; anche nei momenti di maggior dolore, la sua nobiltà, l’accettazione dignitosa della sua condizione, la rendono un simbolo dell’inesauribile forza dello spirito umano e, in particolare, dello spirito femminile spesso, anche ai giorni nostri, minacciato dalla violenza.

Foto di Saverio Savio
Foto di Saverio Savio