Salem: 1692 la Seduzione del Male
“All’inizio del 1692 il reverendo Samuel Parris (pastore della Chiesa di Salem Village, nel Massachussets) ebbe una sua figliola di nove anni (Elizabeth) e una nipote di circa dodici (Abigail Williams) gravemente colpite da disturbi di cui nessuno riuscì a stabilire la natura; Mr Parris invitò a consulto alcuni ministri dei dintorni; costoro conclusero trattarsi di fatti soprannaturali, ed espressero il timore che in tutta la faccenda vi fosse la mano di Satana.” (dalla testimonianza di John Hale, protagonista dei fatti di Salem). Iniziò così un’inarrestabile Caccia alle streghe. Le fanciulle sofferenti “per maleficio” aumentarono, si scatenò una vera e propria esplosione di isteria collettiva che portò all’incarcerazione, alla tortura ed anche alla morte di decine di persone. Nel 1952 il drammaturgo americano Arthur Miller scrisse “Il Crogiuolo” prendendo ispirazione dai fatti di Salem. La “Caccia alle streghe”, fu per Miller anche un perfetto “pretesto” polemico contro il maccartismo che imperversava negli Stati Uniti negli anni Cinquanta.Le fanciulle sofferenti “per maleficio” aumentarono, si scatenò una vera e propria esplosione di isteria collettiva che portò all’incarcerazione, alla tortura ed anche alla morte di decine di persone. Nel 1952 il drammaturgo americano Arthur Miller scrisse “Il Crogiuolo” prendendo ispirazione dai fatti di Salem. La “Caccia alle streghe”, fu per Miller anche un perfetto “pretesto” polemico contro il maccartismo che imperversava negli Stati Uniti negli anni Cinquanta.
Nello spettacolo teatrale “Salem:1692-la Seduzione del Male” la scelta registica di Gennaro Duccilli mette in luce la profonda crisi di un villaggio che, nato dall’emigrazione di puritani inglesi, sentiva il bisogno di riconquistare il presente ai danni di un passato che schiacciava le nuove generazioni. Le fanciulle sedotte dal male ballano in circolo una danza di vita mentre una schiava indigena, in una notte di luna piena, trae a sé l’astro notturno ed invoca le forze sotterranee della libertà. Abigail Williams , una delle ragazze istigatrici delle accuse di stregoneria, trova ed indossa dei pattini a rotelle (“i polpacci finti” del Diavolo per citare Goethe) che la travolgono in un vortice di esaltazione e crudeltà. Elizabeth Proctor, moglie dell’uomo amato da Abigail e vittima della rabbia incontrollata della fanciulla, vive il presente malato della comunità su una sedia a rotelle, concrezione dell’incapacità morale della donna nel contrastare attivamente la minaccia che la incalza, ma anche culla dentro cui si conserva la solennità delle leggi dei padri fondatori di quella comunità; il passato è stato rappresentato nei movimenti lenti ma solidi e rassicuranti del bastone di Rebecca Nurse, anziana donna vittima anch’essa di accuse di stregoneria. Così l’oggetto diventa carne del personaggio, non è in quel momento sulla scena , stolida presenza univoca ma attiva richiesta di un senso, di un ritmo di vita e di respiro. La messa in scena, pur rimanendo in gran parte fedele al testo di Miller, affronta anche tematiche paratestuali ed extratestuali per evidenziare questo “naufragio nelle secche dello spirito” di cui cadono vittime gli abitanti di Salem. Un concerto di respiri affannosi e doloranti, un alternarsi di dannazioni e benedizioni, un faticoso arrancare della speranza, che dal fondo di un fosso nero risale sino al volo di una preghiera rivolta al cielo.