La “Grande Opera” in un nuovo lavoro del Teatro della Luce e dell’Ombra
Animah, la Maschera alchemica
Dopo “Caligola, o dell’Impossibile” la Compagnia porterà in Spagna uno spettacolo ispirato all’antico tentativo di trasformare la materia in oro
Per secoli, prima dell’avvento della scienza moderna, l’umanità ha tentato di penetrare gli invisibili strati della natura per giungere allo svelamento della Luce, della forma pura, ovvero per discernere il Bene dal Male. Questo processo magico che richiedeva, oltre alla purificazione della materia, la purificazione dello spirito, ha il nome di Alchimia. L’Alchimista è colui che, per amore della verità, assume su di sé il rischio di attraversare tutti i momenti della Creazione, a ritroso, attraverso il fuoco, calcificando la sua anima insieme alla materia; è colui che vive nella speranza di giungere al termine primo di tutto ciò che siamo e di tutto ciò che ci circonda. Nello spettacolo teatrale Animah di Gennaro Duccilli, l’alchimia riprende il suo cammino, la magia ruba la scena alla psicologia.
La materia, impastata e manipolata, crea colui che intraprenderà il cammino: la Maschera. Una Maschera viva ed in trasformazione; ciò che è celato dalla maschera è la maschera stessa, l’Oggetto vive la stessa vita dell’Anima. Gli stadi del processo alchemico hanno un nome, sono delle prove da superare, sono ognuno una nuova vita ed una nuova morte; ma sono anche colori e simboli, sono stagioni e climi: Opera al nero (Nigredo), fase della notte, della terra, dell'inverno e del Corvo; Opera al bianco (Albedo), fase dell'acqua, della primavera, della luna, dell'aurora e del Cigno; Opera al giallo (Citrinitas), fase dell'aria, dell'estate, del giorno pieno, del Pavone; Opera al rosso (Rubedo), fase del fuoco, dell'autunno, del tramonto, della Fenice.
È un viaggio del corpo e della coscienza. Gli incontri sono numerosi, il tempo sventaglia sulla scena il suo affollato pantheon mitologico che enumera personaggi antichi e moderni, tragici o brillanti ma sempre crudeli nel loro impatto devastante, definito e definitivo. Le scene si intrecciano prediligendo l’intuizione al senso; il brillante ed il tragico si inseguono alla ricerca di un vuoto di parola, tentano lo svelamento della maschera alchemica che percorre eternamente la sua strada verso la luce dell’oro.
Uno spettacolo di vita per il pubblico e per chi ne calcherà la scena, un’esperienza valida in ogni quando e in ogni dove, come l’elemento aureo che si propone di trovare; la forza dell’arte non risiede tanto in ciò che riesce a creare nelle sue manifestazioni estrinseche, quanto nelle forze dell’anima che si propone di scatenare. Scrive Antonin Artaud: “…. quando pronunciamo la parola “vita” dobbiamo renderci conto che non si tratta della vita quale la conosciamo attraverso l’aspetto esteriore dei fatti, ma del suo nucleo fragile e irrequieto, inafferrabile dalle forme. La cosa veramente diabolica e autenticamente maledetta della nostra epoca, è l’attardarsi sulle forme artistiche, invece di sentirsi come condannati al rogo che facciano segni attraverso le fiamme”(Antonin Artaud-Il Teatro e il suo Doppio) . Il fine che il regista Gennaro Duccilli si propone con lo spettacolo Animah, è una sorta di abbandono emotivo pieno dello spettatore; un tentativo nuovo sulla strada degli antichi maestri, di tramutare l’Ombra rimasta imprigionata nello specchio del mondo, nella Luce accecante di una vita totalmente vissuta.